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Presentazione di Fulco Pratesi. - "Bestiario", 1992. Io la Foce Capoiale la conosco. Conosco quel luogo sperduto alle radici del Gargano, là dove le acque del Lago di Varano si mescolano con quelle dell'Adriatico. E so che lì, un tempo, viveva la lontra. L'ultima, da quelle parti, fu vista nel 1975. Da allora più nulla. Capoiale è lo scenario in cui si svolge la bellissima storia "Il perché delle anatre", realizzata da Andrea Pazienza per Amnesty Internazionale nel 1986, solo due anni prima di morire. Una storia triste e realistica che mi ha riportato alla mente questo animale acquatico ormai quasi estinto in tutta Italia. Io Andrea Pazienza non l'ho mai conosciuto se non attraverso i suoi fumetti . Ma avrei voluto almeno una volta incontrarlo per chiedergli se la storia di quella lontra uccisa a Foce Capoiale fosse una storia vera. Oramai non è più possibile. Andrea Pazienza: cosa c'è di meno educativo, di più spietato e abbietto delle storie di questo genio del fumetto? Le crudeli avventure di Zanardi e compagni, le squallide situazioni intrise di sesso, violenza e droga creano uno steccato invalicabile da chi predica onestà e tolleranza, serenità e moderazione E solo la perfezione del tratto, la articolazione delle scene, il lettering magnifico, la funambolica abilità nell'uso dei mezzi tecnici riescono a far superare l'orrore di certe vicende che a volte si direbbero autobiografiche. Eppure, come in una paradossale situazione Jekyll-Hyde, in Andrea Pazienza, si intuisce anche un tenerissimo amico degli animali. Capita, a volte. Capita che l'insofferenza per il genere umano, per i suoi conformismi, avidità, egoismi, prepotenze distillino per reazione un dolcissimo senso di amore per la natura. Amore che, per timidezza o timore di scoprirsi, viene avvolto in contesti truci e sanguinosi (vedi la superba storia di Astarte, cane da guerra al seguito dell'esercito di Annibale) che però disvelano lampi di tenerezza e di partecipe affetto. E ricordo altri disegni: la volpe disperata di un manifesto della Legambiente che lancia il suo latrato al cielo davanti ad uno scenario di fumiganti ciminiere, le comparse a quattro zampe che spuntano qua e là pur nelle sue storie più hard, le lucertole discrete di tante vignette, i voli di uccelli nel tramonto... Anche nel ritrarre animali Paz dispiega il suo immenso e versatile talento: schizzi rapidissimi che sublimano l'essenza stessa del soggetto, ecco graffiti perfetti e sofisticati, ecco caricature benevole e sapienti. Da tutto, da ogni segno di penna o pennarello, matita o pastello, pennello o carboncino traspare la conoscenza profonda della natura, la partecipazione sofferta e, a tratti, anche un timore primordiale come quello che si intravede da certi primi piani di belve, di cani, di rapaci. Basta pensare alla bella serigrafia di aquila sotto la pioggia, minaccioso e terrifico simbolo di una natura che può anche essere nemica. Alla base di tutto si sente una sofferente personalità, un empito di perfezione, una frattura profonda e dolorosa tra quello che si è e quello che si vorrebbe essere. Peccato non averlo conosciuto, Andrea Pazienza. Peccato non essere andato con lui,
magari a cercare il fantasma dell'ultima lontra di Foce Capoiale. |