Breve ricordo di Andrea Pazienza.

di MARCELLO DE MARCO

I ricordi più vivididi Andrea Pazienza sono legati a tre anni fà circa, periodoin cui i fumetti rappresentavano probabilmente il mio principaleinteresse: ne divoravo a dozzine e tra tutti gli autori completiAndrea Pazienza è stato senz'altro il più disarticolato,il più incostante, il più disordinato. Il pigliocon cui ritraeva situazioni e rapporti, spesso morbosi, tra isuoi personaggi, rasentava la schizofrenia, oscil-lava volubilmentelungo una gamma di toni e umori persino opposti, dal registrocomico-ironico a quello drammatico, grottesco, farsesco, fantastico.Ed in non poche opere questi disparati aspetti convivono; il vo-lumeedito dalla Comic Art "Zanardi e altre storie" si aprecon "Campofame", che esemplifica al meglio quanto finoradetto, passando senza soluzione di continuità dai trattielaborati e dalle illustrazioni a tavola unica nelle prime paginealle vignette sciatte e trasandate nelle ultime, mentre la tragicaelegia si avvia ad un epilogo inesorabile, con ritmi sempre piùfrenetici. Il patrimonio di immagini che ci ha lasciato risultamolto spesso convulso e caotico, oltre che incompleto, ma propriograzie a questa sua vitalità febbrile è inestimabile.Pazienza è riu-scito a mettere in scena completamentee più o meno verosimilmente anche sè stesso, inquello che probabilmente è il suo capolavoro, sicuramentetra le sue opere più rifinite, "Pompeo" (editoda "Editori Del Grifo"), descrivendo, braccando passodopo passo la sua letale dipendenza dalla droga, le imperfezionie i tracolli della mente, in maniera più spregiudicata,diretta e tumultuosa di altri, contribuendo ulteriormente a nobilitare un'arte troppo spesso mortificata come il fumetto.

Per questo lo ringrazieremo sempre.